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L'altalena


Fotografare un volto, un particolare della natura, fermare un momento di vita, riuscire a catturare immagini perfette!
Questi sono momenti in cui si ha la sensazione di volare, di salire in alto!....
....Altri istanti dopo però, non si trova il soggetto giusto, non si riesce a cogliere "il particolare" che può emozionare, c'è l'assenza di idee, di motivazione. Un senso di pesantezza, di incapacità, di insoddisfazione predomina.
Sono situazioni difficili, in cui si è proprio a terra e si vivono perciò momenti altalenanti. Proprio però come per l'altalena che la spinta, al momento giusto, fa ritornare in alto, l'impulso motorio si trasforma, per il fotografo, in una rinnovata ispirazione.... e.... clik.... si è nuovamente vicino alle stelle!!!

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date: 06-11-2016 20:51

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Dog Photography


Fotografare cani appartiene a un genere fotografico?
Non lo saprei dire...
Sicuramente è una situazione in cui il fotografo ha a che fare con un inconsueto "punto di vista", ma andiamo con ordine.
A mio parere nella Dog Photography un po' di tecnica non guasta e considero quelle che seguono le regole auree da osservare:
a) fotografiamo i nostri amici dal basso verso l'alto o sulla stessa linea, abbassandoci o coricandoci al suolo se necessario;
b) impostiamo la nostra fotocamera con un tempo di scatto sufficientemente rapido, infatti i cani spesso si muovono rapidamente e sono imprevedibili nei comportamenti;
c) usiamo tendenzialmente lenti grandangolari che, a fronte di un soggetto in primo piano, grazie a un diaframma relativamente chiuso, valorizzano anche lo sfondo e restituiscono immagini ambientate e contestualizzate: in questo modo gli scatti possono assumere il sapore dei canoni tipici della Street Photography;
d) il punto di messa a fuoco su cui concentrare principalmente l'attenzione è la linea degli occhi.

In generale consideriamo che i cani, al pari dell'uomo, assumono atteggiamenti ed esprimono stati d'animo differenti a seconda delle situazioni. Il fotografo ha l'opportunità di congelare, attraverso lo scatto, la loro "umanità".
Mi sono avvicinato alla Dog Photography, insieme a Piero Boda - Collaborazione Fotografica, quando i coordinatori del "Rifugio Cascine Rossi" - Casale M.to (AL) ci hanno regalato l'opportunità di collaborare alla realizzazione dei loro ormai tradizionali calendari dedicati a questi affascinanti animali.

Ecco alcune realizzazioni
Amici - Cani e Gatti

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date: 14-03-2016 21:21

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"Salviamo" l'immagine fotografica, ce lo insegna Vivian Maier


La tecnologia moderna ci permette di archiviare i nostri file fotografici tramite gli hard disk o attraverso "remoti" sistemi server.
La capacità di memorizzazione, con questi strumenti, come tutti sanno, è elevatissima, si elimina il materiale cartaceo e non occorre spazio fisico per conservare la produzione fotografica!
Ci si chiede però: "Nell'arco di 40, 50 anni il pericolo di perdere le proprie immagini esiste?"
La risposta purtroppo è affermativa e il rischio è elevato.
Un tempo questo pericolo non esisteva, il materiale d'ingombro era, è vero, tanto, ma mi domando se non ci fosse stato bisogno di spazio per custodire foto e negativi, l'opera di una fotografa d'eccezione come Vivian Maier sarebbe stata conosciuta?
E' veramente affascinante conoscere la vita di Vivian Maier "tata di mestiere, fotografa per vocazione". Lei visse a NY e Cicago. Nata a NY nel 1926, cresciuta in Francia e poi tornata negli USA, per vivere faceva la baby sitter, ma la sua grande e irrefrenabile passione era la fotografia.
Non si privava mai della sua Rolleiflex e poi della Leica che obbligò la Maier a portare la macchina fotografica dall'altezza del ventre a quella dell'occhio, offrendole però nuove possibilità.
Il suo racconto fotografico è molto significativo: numerosi autoritratti dove l'autrice compare riflessa su un vetro o in uno specchio, sempre impegnata a ricercare se stessa o altre persone nella realtà che la circonda. La sua produzione preziosa, che permette di vedere il mondo attraverso i suoi occhi, di fermare nel contesto della street photography americana contemporanea una realtà decisamente interessante, è di grande valore.
Tutta questa conoscenza e questo materiale non sarebbe "mai venuto alla luce" se nel 2007 John Maloof, dopo la morte della Maier, non avesse acquistato, durante un'asta, parte del suo archivio fotografico, formato da stampe e negativi, precedentemente confiscato per un mancato pagamento.
Subito Maloof si rende conto di aver trovato un tesoro e da quel momento non smetterà di cercare altro materiale riguardante questa misteriosa tata dalle eccezionali qualità di fotografa!
La mia conclusione di questi appunti forse un po' raffazzonati e magari noiosi?
In fotografia non lasciamoci sedurre troppo dal "flauto magico" della tecnologia; se vogliamo "salvare" i nostri scatti, affianchiamo alle immagini dematerializzate contenute sui nostri hard disk delle belle e sempre affascinanti stampe, nella giusta quantità, ingombranti quanto si vuole, ma decisamente più sicure!
Alla prossima!!!

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date: 18-12-2015 22:15

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Che cos'é la fotografia?


Fotografia significa : scrivere con la luce. Questa è la sua etimologia greca, ma ci si chiede cosa voglia dire nello specifico scrivere. La risposta più comune è : comunicare quello che un individuo desidera condividere con altri, scegliendo un qualsiasi linguaggio. Se il linguaggio è quello fotografico ci si esprimerà attraverso immagini.
Fin dai tempi più antichi la comunicazione per immagini ha preceduto quella simbolica delle scritture, e, dalle pitture rupestri ai grandi capolavori pittorici, l'uomo ha sempre descritto la realtà che lo circondava. Quando poi la macchina fotografica ha svolto il compito di riprodurre fedelmente il mondo reale, il pittore si è sentito libero di esprimere in modo più alternativo, attraverso i colori, i propri sentimenti. Ecco nascere l'impressionismo, il cubismo, l'astrattismo. Così, con l'evoluzione della sensibilità fotografica, il fotografo coglie nello scatto una sua realtà. Se si osservano dieci fotografi scattare lo stesso soggetto si potranno ammirare dieci immagini diverse. Questo perché il fotogramma, è vero, ha confini rigidi, ma al suo interno c'è un mondo!
Anche la fotografia può diventare quindi un sistema poco oggettivo di comunicazione. Infatti tutto dipende da cosa il fotografo vuole comunicare con il suo scatto e così subito si potrà identificare il suo stile, il suo personale racconto fotografico. E' possibile essere più drammatici, più solari, più attenti agli aspetti naturalistici, più vicini ai problemi umani o esaltare questo o quel particolare della vita reale.
Allora ci si chiede : la fotografia come si più definire? Una fasulla riproduzione delle realtà o una visione soggettiva di essa?
A me piace pensare che sia una "personale" copia del vero.
Se ammiriamo le opere dei grandi fotografi, possiamo affermare che spesso queste ci trasmettono emozioni come i dipinti, perciò la realtà fotografica diventa una realtà trasformata, "modellata" dalla sensibilità dell'autore.

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date: 16-11-2015 22:02

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L'iperfocale


Quale è stato e quale è tuttora il più rapido e preciso sistema di messa a fuoco?
E’ la non messa a fuoco!
Ma partiamo dall’inizio…
Quando un grande maestro della fotografia del ‘900 che non ha bisogno di presentazioni ci spiegava che è “l'istante decisivo” a rendere unico uno scatto, certamente non legava i suoi risultati fotografici al possesso di potente e “ultrasonica” attrezzatura atta a catturare l’attimo, non era in preda ad una sorta di feticismo fotografico, non parlava di amore per la macchina fotografica in quanto tale, bensì esprimeva un pensiero analogo a quello dell’americano Gregory Simpson quando, con ironia, affermava che “non c’è niente di male nell’amare una macchina fotografica, finché (questo amore) rimane platonico”.
Ebbene, è infatti possibile catturare “l'istante decisivo” servendosi di “semplici” ottiche prime, a messa a fuoco manuale, adottando alcuni accorgimenti tecnici piuttosto elementari.
Avete mai sentito parlare di iperfocale?
Tecnicamente la distanza iperfocale è la distanza di messa a fuoco che permette la maggior profondità di campo possibile considerando il rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo utilizzato e il diaframma selezionato.
In pratica è la possibilità di impostare l’obiettivo in modo da ottenere immagini completamente a fuoco da un punto prestabilito fino a infinito, garantendo al fotografo la possibilità di concentrarsi sulla composizione senza ulteriori distrazioni.
Si tratta di una tecnica mutuata dai fotografi paesaggisti, molto sfruttata anche dagli street photographers, fondata sull’utilizzo della profondità di campo, che garantisce una notevole nitidezza dell’immagine dal primo piano fino ai campi più lunghi.
Il fotografo, non essendo costretto dagli automatismi delle ottiche autofocus, deve ragionare in modo inverso rispetto a quanto è solitamente abituato a fare: partendo dal punto più lontano che è l’infinito, servendosi di un diaframma tendenzialmente chiuso, dovrà agire a ritroso inserendo all’interno della profondità di campo il maggior spazio possibile tra lui e l’infinito stesso, ottenendo un ottimo livello di nitidezza su tutti i piani dell’immagine.
Per arrivare a calcolare la corretta distanza iperfocale ci si può impegnare nel cercare di comprendere “ostili” formule matematiche, oppure si può più comodamente sfruttare le utilissime informazioni che offrono i barilotti degli obiettivi a messa a fuoco manuale, consistenti in una scala simmetrica dei valori del diaframma munita di ulteriori utili riferimenti. Il barilotto in questione si presenta generalmente così:

Utilizzando la macchina fotografica con le impostazioni di scatto in manuale, è sufficiente posizionare il simbolo di infinito sulla tacca di colore corrispondente a quello del valore di diaframma impostato (nel nostro esempio: diaframma 11 con riferimento di colore giallo, simbolo di infinito allineato alla tacca di colore giallo), adeguare di conseguenza i tempi di scatto e gli Iso per ottenere una corretta esposizione ed il gioco è fatto: si ricava la cosiddetta distanza iperfocale, ossia la distanza oltre la quale tutti gli oggetti risulteranno a fuoco contemporaneamente!
Tanto più il diaframma sarà chiuso, quanto più risulterà spazio utile di messa a fuoco tra il fotografo e l’infinito.

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date: 29-10-2015 23:57

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Quando la fotografia diventa arte


Quando si affronta l'argomento "arte" è sempre molto difficile definire cosa s'intenda per arte ed attribuirla a produzioni umane. Filosofi e critici hanno disquisito per secoli e ancora oggi la materia è ancora molto controversa.
Personalmente condivido la corrente che afferma: "se un'opera suscita emozioni, ha quel qualcosa in più che cattura la mia attenzione, è unica, anche se non canonicamente bella, questa per me è arte!".
E' una spiegazione decisamente semplicistica, ma, a mio parere, utile per chiarire ciò che io intendo quando affermo, ammirando le opere dei "mostri sacri della fotografia", che una foto può diventare un'opera d'arte. Uno scatto, è vero, è una rappresentazione meccanica della realtà, realizzata con una macchina fotografica, ma ricercare la luce giusta, scegliere quell'angolazione particolare, fermare un momento anziché un altro, fissare un'espressione, tutto ciò è di chi scatta la foto.
Se con la fotografia si esprime la propria sensibilità, si sceglie un personale punto di vista della realtà, quando lo scatto si concretizza in uno sguardo unico sul mondo, allora la fotografia diventa arte.

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date: 12-10-2015 22:34

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Fotografia: passione o dipendenza?


Quando la mano sfiora il "corpo" macchina e si sente lo scatto è come aprire una porta proibita….. :
"Come sarà la foto?"
"Sono riuscito a cogliere quel particolare che volevo ritrarre?"
"L'inquadratura è perfetta….., le luci….. e il fuoco come saranno?"
Allora si riscatta, si riprova per poi verificare l'opera finita. Per arrivare alla foto perfetta si fanno 10 / 20 scatti, a volte uno soltanto!
Ma è passione per un'immagine di qualità o dipendenza?
Certo non lo nego, ogni particolare curioso, ogni elemento che può sembrare anche banale mi attraggono, ripresi in un certo modo potrebbero diventare "la foto" quella unica, irripetibile e quando non si ha con sé la macchina fotografica ecco il cellulare….. ma allora è proprio una dipendenza?
Non so, so che il raccontare la vita, cogliere e fermare l'attimo è inebriante.
Il tempo può essere fermato, basta un clic!!!

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date: 10-08-2015 12:35

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Si stava meglio quando si stava peggio… Le lenti prime


Fare un passo indietro, a volte, significa farne due avanti.
Ho personalmente sperimentato, negli ultimi tempi, la grande qualità degli obiettivi tradizionali a ottica fissa.
I risultati ottenuti con queste lenti "prime" sono eccellenti, sia per la morbidezza delle immagini realizzate, sia per la resa degli sfocati che eventualmente si desidera ottenere.
L'attuale tecnologia mirrorless consente infatti di applicare, come sappiamo, queste meraviglie del passato a corpi macchina di ultima generazione.
Ma in cosa consiste l'aspetto più interessante? Un salto culturale del fotografo.
Si è infatti costretti ad adeguarsi completamente alle "richieste" dell'ottica e del corpo macchina stesso, costringendo a far emergere abilità spesso sconosciute allo stesso autore.
Non avere a disposizione l'autofocus, adeguarsi continuamente alle condizioni di inquadratura e di luce che l'ambiente propone può essere faticoso, ma molto stimolante, tanto che, secondo me, si stava meglio quando si stava peggio...

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date: 27-07-2015 13:28

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27 marzo 2015 - Nasce Collaborazione Fotografica

Il 27 marzo 2015 Angelo Novarino e Piero Boda fondano "Collaborazione Fotografica".
Non si tratta di una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo…
E' semplicemente un modo per consolidare esperienza e voglia di sperimentare di due appassionati di fotografia che continuano, come fotoamatori, a produrre insieme nuove realizzazioni.



more: Nasce_Collaborazione_Fotografica.jpg (1.26 MB)

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date: 13-07-2015 12:59

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Personal Brand


Per creare un mio "Personal Brand" pubblico alcune foto "rubate" dall'album di famiglia…
Mio nonno materno, Giuseppe Ranghino, da tutti a Vercelli conosciuto come Pino, è stato un grande sportivo, centravanti della U.S. Pro Vercelli.
A soli 16 anni, nel campionato di serie B del 1937-38, sotto la guida del famoso "trainer" Ivo Fiorentini, era nella rosa dei giocatori della Pro.
La sua presenza in campo è proseguita anche nel campionato 1938-39, per poi fermarsi progressivamente a seguito degli eventi bellici.
Dopo la guerra, con la ripresa delle attività sportive e dopo un prestito alla Società biellese Pray, lo ritroviamo in maglia bianca nel campionato 1950-51, allenato da un "mister" austriaco e in compagnia del portiere casalese Renato Rustico.
Negli anni '50 è stato bomber da primi posti della classifica dei marcatori, dando peraltro diversi "dispiaceri" a mio padre tifoso del Casale Calcio FBC fin da bambino!

Ecco alcuni rari scatti dell'epoca:


more: articolo1.pdf (0.81 MB) articolo2.pdf (1 MB)

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date: 02-02-2015 00:07

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