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L'iperfocale


Quale è stato e quale è tuttora il più rapido e preciso sistema di messa a fuoco?
E’ la non messa a fuoco!
Ma partiamo dall’inizio…
Quando un grande maestro della fotografia del ‘900 che non ha bisogno di presentazioni ci spiegava che è “l'istante decisivo” a rendere unico uno scatto, certamente non legava i suoi risultati fotografici al possesso di potente e “ultrasonica” attrezzatura atta a catturare l’attimo, non era in preda ad una sorta di feticismo fotografico, non parlava di amore per la macchina fotografica in quanto tale, bensì esprimeva un pensiero analogo a quello dell’americano Gregory Simpson quando, con ironia, affermava che “non c’è niente di male nell’amare una macchina fotografica, finché (questo amore) rimane platonico”.
Ebbene, è infatti possibile catturare “l'istante decisivo” servendosi di “semplici” ottiche prime, a messa a fuoco manuale, adottando alcuni accorgimenti tecnici piuttosto elementari.
Avete mai sentito parlare di iperfocale?
Tecnicamente la distanza iperfocale è la distanza di messa a fuoco che permette la maggior profondità di campo possibile considerando il rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo utilizzato e il diaframma selezionato.
In pratica è la possibilità di impostare l’obiettivo in modo da ottenere immagini completamente a fuoco da un punto prestabilito fino a infinito, garantendo al fotografo la possibilità di concentrarsi sulla composizione senza ulteriori distrazioni.
Si tratta di una tecnica mutuata dai fotografi paesaggisti, molto sfruttata anche dagli street photographers, fondata sull’utilizzo della profondità di campo, che garantisce una notevole nitidezza dell’immagine dal primo piano fino ai campi più lunghi.
Il fotografo, non essendo costretto dagli automatismi delle ottiche autofocus, deve ragionare in modo inverso rispetto a quanto è solitamente abituato a fare: partendo dal punto più lontano che è l’infinito, servendosi di un diaframma tendenzialmente chiuso, dovrà agire a ritroso inserendo all’interno della profondità di campo il maggior spazio possibile tra lui e l’infinito stesso, ottenendo un ottimo livello di nitidezza su tutti i piani dell’immagine.
Per arrivare a calcolare la corretta distanza iperfocale ci si può impegnare nel cercare di comprendere “ostili” formule matematiche, oppure si può più comodamente sfruttare le utilissime informazioni che offrono i barilotti degli obiettivi a messa a fuoco manuale, consistenti in una scala simmetrica dei valori del diaframma munita di ulteriori utili riferimenti. Il barilotto in questione si presenta generalmente così:

Utilizzando la macchina fotografica con le impostazioni di scatto in manuale, è sufficiente posizionare il simbolo di infinito sulla tacca di colore corrispondente a quello del valore di diaframma impostato (nel nostro esempio: diaframma 11 con riferimento di colore giallo, simbolo di infinito allineato alla tacca di colore giallo), adeguare di conseguenza i tempi di scatto e gli Iso per ottenere una corretta esposizione ed il gioco è fatto: si ricava la cosiddetta distanza iperfocale, ossia la distanza oltre la quale tutti gli oggetti risulteranno a fuoco contemporaneamente!
Tanto più il diaframma sarà chiuso, quanto più risulterà spazio utile di messa a fuoco tra il fotografo e l’infinito.

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date: 29-10-2015 23:57

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