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"Salviamo" l'immagine fotografica, ce lo insegna Vivian Maier


La tecnologia moderna ci permette di archiviare i nostri file fotografici tramite gli hard disk o attraverso "remoti" sistemi server.
La capacità di memorizzazione, con questi strumenti, come tutti sanno, è elevatissima, si elimina il materiale cartaceo e non occorre spazio fisico per conservare la produzione fotografica!
Ci si chiede però: "Nell'arco di 40, 50 anni il pericolo di perdere le proprie immagini esiste?"
La risposta purtroppo è affermativa e il rischio è elevato.
Un tempo questo pericolo non esisteva, il materiale d'ingombro era, è vero, tanto, ma mi domando se non ci fosse stato bisogno di spazio per custodire foto e negativi, l'opera di una fotografa d'eccezione come Vivian Maier sarebbe stata conosciuta?
E' veramente affascinante conoscere la vita di Vivian Maier "tata di mestiere, fotografa per vocazione". Lei visse a NY e Cicago. Nata a NY nel 1926, cresciuta in Francia e poi tornata negli USA, per vivere faceva la baby sitter, ma la sua grande e irrefrenabile passione era la fotografia.
Non si privava mai della sua Rolleiflex e poi della Leica che obbligò la Maier a portare la macchina fotografica dall'altezza del ventre a quella dell'occhio, offrendole però nuove possibilità.
Il suo racconto fotografico è molto significativo: numerosi autoritratti dove l'autrice compare riflessa su un vetro o in uno specchio, sempre impegnata a ricercare se stessa o altre persone nella realtà che la circonda. La sua produzione preziosa, che permette di vedere il mondo attraverso i suoi occhi, di fermare nel contesto della street photography americana contemporanea una realtà decisamente interessante, è di grande valore.
Tutta questa conoscenza e questo materiale non sarebbe "mai venuto alla luce" se nel 2007 John Maloof, dopo la morte della Maier, non avesse acquistato, durante un'asta, parte del suo archivio fotografico, formato da stampe e negativi, precedentemente confiscato per un mancato pagamento.
Subito Maloof si rende conto di aver trovato un tesoro e da quel momento non smetterà di cercare altro materiale riguardante questa misteriosa tata dalle eccezionali qualità di fotografa!
La mia conclusione di questi appunti forse un po' raffazzonati e magari noiosi?
In fotografia non lasciamoci sedurre troppo dal "flauto magico" della tecnologia; se vogliamo "salvare" i nostri scatti, affianchiamo alle immagini dematerializzate contenute sui nostri hard disk delle belle e sempre affascinanti stampe, nella giusta quantità, ingombranti quanto si vuole, ma decisamente più sicure!
Alla prossima!!!

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date: 18-12-2015 22:15

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